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L’acqua costituisce un bene prezioso e limitato, oggi fortemente a rischio a causa dello sfruttamento a cui è stato sottoposto dal crescente sviluppo socio-economico. Spesso gli equilibri degli ecosistemi naturali subiscono gravi perturbazioni a causa degli effetti delle numerose attività antropiche, fino al degrado della qualità ambientale e delle condizioni di vita per l’uomo. Sono esempi di perturbazioni, che provocano inevitabili effetti nocivi sugli organismi acquatici: le sottili pellicole oleose sulla superficie dell’acqua, formate da idrocarburi, e le schiume prodotte dai detergenti, che compromettono il passaggio delle radiazioni solari; la diminuzione o la carenza di ossigeno, accompagnate dallo sviluppo di sostanze nocive e maleodoranti; gli aumenti di temperatura indotti dallo sversamento di acque di raffreddamento degli impianti industriali; l’eccesso di sostanze nutrienti, derivanti soprattutto dalle pratiche agricole e responsabili dei noti eventi di eutrofizzazione delle acque. Come risposta al fenomeno anche a livello legislativo italiano è cresciuta l’attenzione verso la tutela delle acque, manifestata nell’emanazione del D.L.vo 11 Maggio 1999 n°152 e delle successive integrazioni del D.L. 18 Agosto 2000 n°258. La tutela delle acque si persegue tramite opportuni programmi di monitoraggio dei parametri chimici, fisici e biologici in grado di descrivere lo stato di salute dei corpi idrici e, ove possibile, indagare le cause dei fenomeni di inquinamento evidenziati. Nel monitoraggio chimico-fisico delle acque, vengono analizzati alcuni parametri, definiti Macrodescrittori dal citato D.L.vo, in grado di misurare il carico organico o i nutrienti, utili per stimare l’impatto derivante dalla presenza antropica. Per i corsi d’acqua tali parametri corrispondono all’ossigeno (% di saturazione), al COD, al BOD5, all’azoto ammoniacale e nitrico, al fosforo totale, al contenuto di Escherichia coli. Per la definizione delle principali caratteristiche del corpo idrico, delle sue variazioni nel tempo e nello spazio, indici delle capacità di reazione dell’ecosistema a condizioni di inquinamento, vengono analizzati specifici parametri, tra cui: portata, pH, durezza, temperatura. Il monitoraggio chimico comprende, inoltre, l’analisi delle sostanze pericolose (solventi, idrocarburi, pesticidi, metalli pesanti), dotate di proprietà tossiche una volta in contatto con gli organismi viventi, in quanto ne danneggiano strutture e funzioni, provocandone in alcuni casi la morte, e che possono interagire con l’uomo attraverso l’acqua potabile o l’esposizione durante attività ricreative. Una problematica recente è la diffusione nelle acque di composti chimici dotati di proprietà endocrina, che causano alterazione e indebolimento delle funzioni sessuali degli organismi animali. Attualmente i campioni di acque correnti risultano spesso esenti da contaminazione, grazie alle capacità autodepurative dei corsi d’acqua e ai maggiori controlli a cui sono state sottoposte. Appaiono critici, pertanto, i dati derivanti da analisi degli inquinanti nei sedimenti e nelle componenti biotiche dell’ecosistema acquatico. I primi, infatti, agiscono come siti di accumulo e futuro rilascio delle sostanze tossiche, mentre le seconde concentrano nei loro tessuti, fino ad alcune migliaia di volte, elementi presenti in traccia nell’acqua, tra cui piombo e mercurio. Ciò si verifica attraverso i costituenti dei diversi livelli della catena alimentare, fino ad arrivare all’uomo. Importanti informazioni sono diffuse dall’Agenzia europea dell’ambiente (2003), riguardo la diminuzione della concentrazione di metalli pesanti in alcuni fiumi principali dell’Unione Europea. Tuttavia nei tessuti di cozze e pesci, soprattutto provenienti da foci di grandi fiumi e da acque vicine a scarichi industriali e da porti, sono state riscontrate concentrazioni di contaminanti superiori ai limiti per il consumo umano. In riferimento al contesto nazionale, sono state rilevate, in base a dati del 1999, condizioni critiche di circa il 75-80% delle acque superficiali, in particolare per la presenza di composti dell’azoto e per la presenza di inquinamento microbiologico. Molte acque di falda usate per l’approvvigionamento idropotabile presentano non di rado valori vicini alla concentrazione massima ammissibile per l’uso potabile per molti inquinanti ed in particolare nitrati, solventi clorurati, fitofarmaci. L’analisi dello stato di salute ambientale effettuata tramite monitoraggio biologico porta a risultati che sono la risposta degli organismi viventi (microrganismi, alghe, piante, animali) alla qualità dell’ambiente. Nell’analisi microbiologica delle acque vengono valutate la presenza e la diffusione di alcuni microrganismi, tra cui coliformi e streptococcchi, considerati indicatori del livello di contaminazione batterica delle acque, dipendente in gran parte dall’insufficiente funzionamento degli impianti di depurazione e da attività zootecniche condotte in condizioni non ottimali. Un’applicazione molto frequente nello studio degli indicatori biologici è l’elaborazione dell’Indice Biotico Esteso (IBE), che si basa sulle comunità dei macroinvertebrati bentonici, tra cui oligocheti, crostacei, insetti, molluschi, che vivono sui fondali fluviali. Il tipo di comunità varia al variare delle caratteristiche dell’ambiente acquatico e si modifica in seguito ai fenomeni di inquinamento. I macroinvertebrati, come gli altri indicatori biologici, riflettono il livello di inquinamento che si verifica in un’estensione temporale pari al loro ciclo vitale, diversamente dalle analisi chimiche, i cui risultati sono relativi solo al momento del prelievo del campione. Inoltre, gli organismi viventi rispondono agli effetti sinergici od antagonisti delle sostanze presenti nel corpo idrico e delle sue proprietà chimico-fisiche. Stesso vantaggio è presentato dai test ecotossicologici, i quali sfruttano la particolare sensibilità di un determinato organismo vivente alla tossicità complessiva di un campione di acque o di sedimento, risultando pertanto complementari all’analisi chimica. Tra le analisi biologiche, il D.L. vo n°152 prevede le analisi microbiologiche, l’elaborazione dell’Indice Biotico Esteso e suggerisce saggi ecotossicologici, qualora fosse necessario indagare ulteriormente le cause dell’inquinamento riscontrato, consigliando test con batteri bioluminescenti, con alghe o con crostacei.
Inquinamento chimico visibile nelle acque dellla foce del fiume Moro (CH) |