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Per biodiversità si intende quella variabilità biologica esistente tra tutti gli organismi viventi animali e vegetali, di ogni origine e natura. E’ considerata a tre livelli (Convenzione sulla Biodiversità di Rio de Janeiro, 1992): di specie, genetica (all’interno delle popolazioni di una singola specie) e di ecosistema (diversità tra ecosistemi e ambienti, diversità di manifestazioni biologiche all’interno di un ecosistema che derivano dai meccanismi di interazione tra fattori fisici e biologici). Nel corso dell’ultimo decennio, l’obiettivo della conservazione della biodiversità è divenuto il tema prioritario delle azioni di programmazione internazionale e comunitaria. Si sono così indirizzate e promosse politiche ambientali mirate alla valorizzazione e tutela delle risorse naturali (Convenzione di Rio sulla Biodiversità, 1992; Piano d’Azione dell’IUCN di Caracas sui parchi e le aree protette, 1992; Strategia Pan Europea per la diversità biologica e paesistica, 1996; Consiglio d’Europa, 1996). L’ambiente ha una maggiore capacità di resistenza nei confronti di fattori di disturbo quanto più è diversificato e ben strutturato, mentre gli ambienti semplificati sono vulnerabili e rischiano il collasso qualora intervengano cambiamenti che direttamente mettano in crisi le poche entità genetiche presenti. Gli ecosistemi sono sistemi dinamici ed in continua evoluzione. In un ambiente in evoluzione naturale, le popolazioni tendono a diversificarsi geneticamente in risposta ai cambiamenti dei fattori ecologici e questo le rende in grado di adattarsi e di evolversi. Inoltre, un’alta diversità genetica, rappresenta una fonte di ricchezza quale serbatoio di risorse utili per l’uomo (risorse alimentari, farmacologiche, economico-produttive). L’estinzione è un processo del tutto naturale del ciclo di vita di una specie. Si tratta dell’effetto ultimo di una serie di fattori che intervengono su di essa: ad un certo punto del suo ciclo, non è più in grado di adattarsi ai cambiamenti naturali e quindi si estingue o si differenzia in una o più specie. Il processo di estinzione è comunque sempre compensato dalla differenziazione di nuove entità. Negli ultimi anni, però, le specie si stanno estinguendo per cause antropiche e ad un tasso molto elevato, fattore che non permette la compensazione con costituzione di nuove specie. Le cause di perdita della biodiversità sono molteplici: distruzione e degrado dell’habitat, inquinamento, introduzione di organismi esotici, sfruttamento per scopi economici ecc. Sicuramente, però, la causa principale di perdita della biodiversità, è determinata dal processo di frammentazione del territorio. Quest’ultima genera una progressiva riduzione della superficie degli ambienti naturali ed un aumento del loro isolamento e si risolve in una perdita di habitat causata da tutte le modificazioni indotte dai processi di uso e gestione del territorio (sfruttamento delle risorse e degrado ambientale). Le superfici naturali divengono frammenti spaziali segregati e progressivamente isolati, inseriti in una matrice territoriale di origine antropica. Questo processo influenza negativamente la fauna, la vegetazione, le funzionalità ecosistemiche e causa profonde alterazioni nella struttura del paesaggio. Sulla biodiversità genera infatti un fenomeno a cascata con feedback negativi che conduce all’estinzione di popolazioni e di specie; fenomeno che prende il nome di “vortice di estinzione di Soulé” (vedere schema). |