| La pressione sul suolo si esercita, in generale, principalmente attraverso l’attività agricola, che riveste un ruolo significativo in funzione dei regimi di lavorazione e di utilizzo per spandimenti di liquami zootecnici. Un aspetto da tenere sotto controllo è la perdita di pratiche di agricoltura tradizionale. L’agricoltura nelle zone montane è considerata come una forma di presidio del territorio e difesa del territorio dai dissesti. Il progressivo abbandono dell’agricoltura rende il territorio più vulnerabile ai dissesti. Inoltre si diffondono sempre più forme di allevamento intensivo piuttosto che estensivo in un territorio da sempre vocato alla zootecnia. Ma oltre a queste vi sono altre pressioni sul suolo, come la presenza di incendi e di aree dimesse; L’incendio, spesso di natura dolosa, distrugge tutto ciò che incontra e cancella in poco tempo superfici boschive anche molto estese, lasciando il suolo scoperto e facilmente erodibile dal vento e dalle piogge. L’attività di cava è uno dei settori dove sono stati prelevati ingenti quantitativi di inerti soprattutto lungo gli alvei dei fiumi e in generale nelle valli alluvionali, provocando un preoccupante consumo di suolo, aumento della vulnerabilità all'inquinamento degli acquiferi, ricettacoli di rifiuti e fenomeni di dissesto delle sponde. L’attività dell’Unità Ambiente per quanto riguarda la matrice suolo è iniziata nel 2001 con l’analisi idrogeologica di una porzione del territorio della valle del Sangro, nell’ambito del Progetto “Qualità d’Area”. I risultati dettagliati dell’indagine possono essere visualizzati seguendo il collegamento nel riquadro a sinistra. Attualmente, nell’ambito della prosecuzione di quel progetto (“Qualità d’Area 2”), l’Unità è impegnata in uno studio dell’erosione costiera nella fascia della foce del fiume Sangro. Lo studio si concluderà a settembre 2005. |