Prevenzione contro il cancro

Esistono diversi metodi per raccontare le attività di un medico con la specializzazione/passione per l'oncologia, che immagina/realizza le attività di un laboratorio. La via più semplice sarebbe quella di percorrere l'inevitabile descrizione dei nostri progetti di ricerca e delle relative pubblicazioni. Invece, scegliendo una strada parallela, vi racconto che il nostro laboratorio si occupa della presa in carico globale del paziente oncologico. In altre parole, se da un lato ci occupiamo della valutazione di efficacia e ottimizzazione d'uso delle nuove strategie terapeutiche (i celebrati farmaci "innovativi") nella comune pratica clinica, dall'altro siamo anche interessati alle terapie "di supporto" dei sintomi fisici del malato oncologico, come il vomito, l'astenia, l'anoressia, il singhiozzo, la dispnea, al fine di migliorare non soltanto la terapia ma anche e soprattutto la qualità di vita del paziente senza tralasciare le problematiche relative alla sua sfera affettiva ed emozionale.

La principale causa di morte da tumore (circa il 90%) è la formazione di tumori secondari metastatici e l'invasione locale aggressiva (es. tumori del cervello). La formazione delle metastasi è un processo multistadio di elevata complessità, attraverso il quale le cellule tumorali si distaccano dal tumore primario, invadono il tessuto circostante guadagnando l'accesso ai vasi linfatici ed ematici, superando barriere biologiche formidabili e modificando nel contempo il microambiente ospite, ed eventualmente stabilendo colonie tumorali secondarie (le metastasi) in organi distali. 
L'attività di ricerca del mio gruppo è attualmente concentrata sui meccanismi cellulari e i componenti proteici e lipidici che regolano ed organizzano la degradazione controllata dei componenti dell'ambiente extracellulare, uno degli eventi chiave nell'invasione tumorale.
È importante cogliere l'occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro per ricordare che la ricerca di base sostiene l'innovazione, genera nuove idee e visioni e migliora le tecnologie. Senza la ricerca di base, i formidabili avanzamenti nel trattamento e la prevenzione di molte malattie, incluse le varie forme di cancro, non sarebbero stati possibili.

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Quando iniziai a lavorare nel Consorzio Mario Negri Sud, focalizzai il mio interesse su di una patologia oncologica che ogni anno colpisce, in Italia, circa 40.000 donne: il carcinoma della mammella. Alla luce di questo dato, sono state avviate nel mio laboratorio attività di ricerca sulla valutazione della qualità della cura e sulla produzione di nuove evidenze sull'efficacia dei trattamenti di questa malattia. Gli svariati studi sulla qualità della cura riguardanti i profili terapeutici di donne operate per tumore al seno, hanno documentato un'importante variabilità geografica nell'appropriatezza dei trattamenti e nell'uso di procedure chirurgiche conservative. Sul versante della ricerca sull'efficacia dei trattamenti, sono state condotte dal mio gruppo numerose sperimentazioni cliniche multicentriche internazionali, che hanno messo in luce il ruolo e l'importanza dell'ormonoterapia nell'aumento delle guarigioni delle donne colpite da questo tumore.

Gli studi clinici che coordiniamo in collaborazione con molti ospedali italiani sui disordini mieloproliferativi, come leucemie, linfomi, policitemia vera, trombocitemia essenziale e mielofibrosi, sono l'espressione della ricerca intesa non solo come "innovazione", ma anche come "ottimizzazione" delle terapie attualmente disponibili: infatti una corretta valutazione del rischio associato alla malattia, attraverso una diagnosi iniziale accurata e un monitoraggio attento del paziente durante il follow-up, consente di individualizzare e di adattare al singolo paziente, la cura di queste malattie.

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L'alimentazione influisce in modo determinante nell'insorgere del tumore del colon retto ma nessuno sa ancora per quale motivo. Noi studiamo una famiglia di proteine costantemente sedute sul nostro dna, che determinano l'accensione o lo spegnimento di un gene in relazione agli ormoni e agli alimenti che assumiamo. Studiamo cioè l'attivazione di questi recettori come terapia per l'inibizione del tumore, cercando di capire come o dal punto di vista nutrizionale o con composti chimici presenti in natura, si possa riattivare l'espressione di geni che spengono il tumore. Capire il funzionamento di queste proteine è importante per l'elaborare sostanze da utilizzare in terapie specifiche ad personam. Tutto questo è necessario perché le cure tradizionali possano essere associate alla speranza di nuove cure intelligenti, in grado di sconfiggere il singolo tumore del singolo paziente. Bisogna credere nella ricerca, sapendo coniugare l'esperienza con l'innovazione. Ma questa sintesi tra passato e futuro può avvenire solo con la spinta dei giovani ricercatori. Chi fa ricerca deve credere e soprattutto investire sui giovani e su nuove menti con nuovi approcci. Il coraggio di osare e di investire di oggi sarà ripagato dal successo di domani. Lo dice la storia...

Grazie al finanziamento dell'Associazione per la ricerca sul cancro (AIRC) e precedentemente a finanziamenti nazionali (CNR/MIUR) il mio gruppo si occupa di chiarire il meccanismo molecolare con cui i farmaci antitumorali, basati sull'inibizione di un'enzima specifico (farnesiltrasferase), agiscono nella cellula. I nostri studi si basano su tecniche di genomica funzionale e attualmente stiamo sviluppando delle tecnologie basate sull'analisi di immagini ad alta velocità (highthrouput) per la creazione di modelli cellulari adatti all'identificazione di nuove molecole ad attività antitumorale. Molte delle nostre conoscenze sul meccanismo con cui le cellule crescono e si dividono derivano da studi effettuati sul lievito del pane, un organismo prezioso per l'uomo, non solo per le sue note capacità fermentative e nutrizionali ma anche per lo studio dei meccanismi molecolari con cui i tumori nascono e si sviluppano e per la selezione di nuovi composti ad azione anti-tumorale.

Storicamente, la ricerca sui meccanismi molecolari responsabili della formazione dei tumori, si è avvalsa del lievito per la sua versatilità genetica e somiglianza nei meccanismi molecolari di base che permettono la replicazione del DNA, la segregazione cromosomica e la segnalazione intracellulare tra proteine.  La conservazione evolutiva di questi meccanismi ha poi permesso di trasferire rapidamente queste conoscenze ai sistemi complessi quali le cellule animali ed infine quelle umane. Molti si chiederanno perché oggi, che abbiamo a disposizione modelli genetici tumorali animali complessi e tecnologie genetiche avanzate è ancora rilevante l'utilizzo del lievito per gli studi sul tumore? Studiando i meccanismi biologici di base con cui il lievitocresce in presenza di difetti genetici e/o risponde a stimoli ambientali, quali ad esempio composti tossici e farmaci e come resiste ad essi, è possibile identificare in banche di composti costituiti da migliaia e migliaia di farmaci, quelle molecole capaci di riportare l'attività cellulare alle sue condizioni normali. L'enorme sviluppo delle tecnologie in genetica e biochimica in highthrouput, cioè ad alta velocità di acquisizione e sistematicità di realizzazione e analisi, uniti all'uso di un sistema unicellulare versatile e maneggevole come il lievito, permette di selezionare farmaci di rilevanza clinica e di verificarne l'efficacia senza sprechi finanziari e senza sacrifici di animali da laboratorio.

All'interno del Laboratorio di Farmacoepidemiologia conduciamo studi osservazionali sull'impiego dei farmaci nella pratica clinica quotidiana, in collaborazione con tutti gli operatori sanitari normalmente coinvolti nell'assistenza e nella cura del paziente (clinici, infermieri, farmacisti). Nel caso specifico del paziente oncologico, ci occupiamo di tutta la sua condizione clinica, non solo della patologia oncologica ma anche di tutta quella sintomatologia causata dalla malattia stessa o dai trattamenti antitumorali, di cui i pazienti soffrono e che troppo spesso ne condizionano in maniera significativa la qualità di vita e la cura stessa. La nausea e il vomito sono per esempio due degli effetti collaterali più temuti dai pazienti che si sottopongono alla chemioterapia, perché risultano fortemente disturbanti e in molti casi ne mettono a rischio l'aderenza al ciclo chemioterapico in corso e la possibilità di somministrare terapie più aggressive. Un'altra condizione che "accompagna" il paziente oncologico è il dolore, presente in tutti gli stadi della malattia, anche in fase di remissione: il dolore continua ad essere un sintomo molto frequente e al quale troppo spesso gli operatori sanitari non danno la dovuta attenzione, perché considerato un problema minore rispetto alla patologia tumorale. Attraverso gli studi osservazionali condotti nel nostro laboratorio riusciamo ad ottenere informazioni sulle strategie terapeutiche utilizzate nella pratica clinica quotidiana per il controllo di queste condizioni, a rilevarne tempestivamente criticità e difficoltà, e di conseguenza a identificare altrettanto rapidamente strategie di intervento e miglioramento.

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Le ricerche condotte nel mio laboratorio sono finalizzate allo studio degli eventi molecolari coinvolti nell'omeostasi cellulare dei carcinomi del colon-retto, dell'ovaio e della prostata. Nostre recenti scoperte hanno evidenziato come la manipolazione farmacologica di bersagli cellulari specifici possa interferire con il metabolismo delle cellule tumorali e indurne la morte sia in vitro sia in modelli animali. In occasione di questa giornata, vorrei sottolineare un messaggio che trova conferma nei nostri studi, e cioè che la prevenzione nella lotta ai tumori è fondamentale, attraverso una corretta alimentazione e un corretto stile di vita, e che nuovi farmaci attualmente in sperimentazione clinica o già disponibili potranno in futuro diventare utili presidi terapeutici per il trattamento dei pazienti neoplastici

 

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“Anche il cancro si può prevenire” è il tema della campagna lanciata dal 4 febbraio, giornata mondiale contro il cancro.

L’iniziativa è promossa dall’Unione internazionale contro il cancro (Uicc) e dalle 300 organizzazioni aderenti all’Unione, con il sostegno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il messaggio della campagna è immediato e intende sensibilizzare maggiormente la popolazione sul fatto che il rischio di sviluppare il cancro può essere ridotto attraverso poche ma fondamentali modifiche al proprio stile di vita: alimentazione sana ed equilibrata, riduzione del consumo di alcol e dell’esposizione ai raggi solari, rinuncia al tabacco.

E’ chiaro tuttavia che la prevenzione non può essere "scaricata" sulla disponibilità della popolazione ad obbedire a raccomandazioni di esperti.

Tocca anche agli esperti di ricerca e cura mettersi sempre meglio al servizio della prevenzione. Ed è quello che cerchiamo di fare con la presentazione del lavoro svolto dai gruppi del CMNS impegnati in un ambito così complesso e sfaccettato come la patologia oncologica.

I nostri programmi spaziano dalla ricerca di base, cellulare e molecolare, a studi clinici sui farmaci e su popolazioni di pazienti oncologici, e mirano ad assicurare tempi sempre più brevi nel trasferimento delle informazioni dal laboratorio alla pratica clinica, per il miglioramento della qualità della cura e di vita dei malati.

 

Santa Maria Imbaro, 04 febbraio 2010