Epidemiologia di cittadinanza
Welfare, salute, diritti
Che cosa ha a che fare l'epidemiologia nella sua accezione di "disciplina che rende visibili le persone/popolazioni" con il fatto che ad esse siano riconosciuti alcuni diritti fondamentali? Da questo interrogativo nasce l'idea del libro curato da Massimo Campedelli, Vito Lepore e Gianni Tognoni, pubblicato dal Pensiero Scientifico Editore.

Un libro leggibile ma che chiede di entrare in un progetto di lavoro: l'obiettivo dell'epidemiologia di cittadinanza (EdC) è che i cittadini non siano oggetto di studio ma soggetto di diritto; che quando incontrano la malattia non siano solo oggetto di intervento, ma anche co-soggeto di intervento per decidere insieme. Individui, popolazioni, problemi devono essere ricondotti ai cittadini che possono prendere la parola come soggetti-protagonisti, al di là del ruolo spesso loro assegnato di oggetto di un intervento. Con EdC si intende un approccio che valorizza i dati epidemiologici (salute/malattia; bisogni primari soddisfatti/non soddisfatti; condizioni patologiche/condizioni sociali; ecc.) come indicatori del riconoscimento effettivo di diritti soggettivi e/o comunitari, ovvero come premessa per attivare polizie efficaci rispetto all'esito dichiarato/atteso.

Il Laboratorio di Epidemiologia di Cittadinanza (LEC) ha in prima istanza il compito di significare/risignificare il nesso epidemiologia-diritto. Oggetto del Laboratorio è la rilevanza strategica che l'integrazione socio-sanitaria riveste nel quadro generale del "welfare che cambia": come "contesto" che assume in sé sia le contraddizioni della sanità che quelle del socio-assistenziale, luogo operativo, economico,istituzionale, culturale e normativo di trasformazione/evoluzione/involuzione dei diritti costituzionalmente sanciti della cittadinanza sociale.
Santa Maria Imbaro, 19 luglio 2010




