Centro Oli di Ortona
e interventi di petrolizzazione della Costa Teatina
I programmi di coltivazione, estrazione e trattamento dei giacimenti di idrocarburi (petrolio e gas) che interessano il territorio regionale, inducono il Consorzio Mario Negri Sud a diffondere la sua posizione in merito, soprattutto in considerazione del suo coinvolgimento nella valutazione dell'impatto sanitario (VIS) e ambientale del progetto del "centro oli" previsto ad Ortona.
- Il tema che appare centrale nel progetto di "petrolizzazione" della Regione Abruzzo è la scarsità di dati tecnici relativi ai previsti impianti connessi al trattamento del fluido di giacimento; a fronte di una vasta letteratura scientifica inerente le migliori tecnologie disponibili e di un'ampia casistica sugli impianti di estrazione e lavorazione di idrocarburi, nei casi specifici che potrebbero interessare il territorio regionale, non sono note le specifiche tecniche, né gli studi di impatto ambientale/sanitario eventualmente approntati.
In casi come questi, Il CMNS considera inderogabile l'adozione del principio di precauzione, soprattutto per ciò che concerne la valutazione dei potenziali impatti ambientali e sanitari che ne deriverebbero.
- Le attività di prospezione in corso, le concessioni rilasciate e quelle richieste, inoltre, sono in numero non indifferente, tanto da richiedere valutazioni ambientali non necessariamente limitate al singolo impianto, bensì di carattere complessivo. Pertanto, Il CMNS ritiene che tale scenario sia necessariamente da sottoporsi a Valutazione Ambientale Strategica, e non solo a Valutazione d'Impatto Ambientale. Quest'ultima, peraltro, ha già dimostrato la sua inefficacia proprio nel caso del citato progetto "centro oli ENI", laddove Il CMNS ha potuto mettere in evidenza palesi incongruenze fra dati di emissione in atmosfera e le stime delle reali ricadute al suolo degli inquinanti stessi (www.negrisud.it/ambiente/centrooli).
- Sulla base dei dati macroeconomici e demografici su scala globale, e considerando le stime note sulla disponibilità di combustibili di origine fossile (non rinnovabili), non si può non constatare che il modello di crescita basato sul petrolio diverrà, nel giro di pochi anni, non più sostenibile (e questo prescindendo da considerazioni di carattere economico, estranee alla missione e alle competenze del CMNS). Una tale consapevolezza sta da tempo inducendo molti fra i paesi industrialmente più sviluppati ad investire sulla ricerca di fonti energetiche alternative. La stessa UE, nella serie dei suoi Libri Verdi ("Verso una strategia europea di sicurezza dell'approvvigionamento energetico", novembre 2000 e "Una strategia europea per un'energia sostenibile competitiva e sicura", marzo 2006) sostiene che occorre incentivare la ricerca in materia di fonti energetiche rinnovabili, sviluppando massicciamente, con forti incentivi anche fiscali, le energie rinnovabili, puntando sul fotovoltaico, sulle biomasse, su impianti di compostaggio, sul biogas e sull'idrogeno.
In questo contesto, nel quale l'Italia sembra ribadire la sua scelta "storica" (dai connotati decisamente anacronistici) di puntare sui combustibili fossili e, peggio ancora, sul nucleare, l'Abruzzo, avallando queste linee di politica energetica, sembra mostrare una incoerenza di fondo con le direttive che fin qui hanno guidato i suoi programmi di sviluppo, basati sulla creazione di una economia eco-compatibile, ben rappresentata dalla definizione di "Regione verde d'Europa" (ultimo tassello di questo disegno è la volontà, manifestatasi in più occasioni, di istituire un parco della Costa Teatina, area fra quelle maggiormente interessate dai programmi di coltivazione, estrazione e trattamento di fluido di giacimento).



