Ambiente e salute

I rapporti tra ambiente e salute sembrano istintivamente essere ovvi, e come tali facilmente quantificabili e valutabili, sia in termini di fattori di rischio o di nocività, che di malattie (sintomatiche e/o cronico-degenerative) riconducibili all'una e all'altra causa ambientale.

Nella realtà delle conoscenze e delle pratiche le cose non sono di fatto così semplici ed univocamente definibili. Si possono di fatto identificare due scenari principali, che corrispondono a due livelli ben diversi di conoscenza e di possibilità di prevenzione-intervento:

a. Il caso di fenomeni massicci e/o macroscopici di inquinamento (accidentale o doloso) e di disastri industriali-ecologici;

b. Le situazioni di contiguità e/o di coesistenza cronica di variabili potenzialmente dannose vedi tipicamente l'inquinamento atmosferico da varie cause), e di popolazioni a grado diverso di esposizione e/o di suscettibilità all'una o all'altra sostanza.

E' di questo secondo scenario evidentemente che si deve tener conto nel contesto di questo rapporto, che mira ad identificare e standardizzare indicatori che hanno due obiettivi complementari:

a. Permettere il monitoraggio a fini descrittivi, predittivi, preventivi;

b. Verificare e qualificare il rapporto con la salute degli individui e delle popolazioni.

L'epidemiologia - che è specificamente la disciplina che ha come competenza e ruolo il racconto complessivo del rapporto tra malattie e contesti di vita - si è negli ultimi 20 anni concentrata con attenzione particolare sulle modalità ed i metodi per mettere in evidenza sia l'esistenza che le implicazioni di rapporti causa-effetto tra le variabili (indicatori ambientali e i diversi prospetti della salute).

I risultati sono stati spesso controversi (vedi il grande capitale del rapporto tra scorie nucleari e campi elettromagnetici e tumori), e particolarmente difficili quando si è trattato di passare:

a. Dalle macro aree ai contesti micro (come può essere considerata, pur nella sua estensione, l'area geografica della Provincia di Chieti);

b. Dalle classiche mappe o altanti di tumori, che quantificano la distribuzione spazio-temporale dei tumori stessi, alla identificazione certa di possibili fattori di rischio che appartengono inevitabilmente ad esposizioni lontane nel tempo. (N.B. Uno dei casi più esemplari, ma privilegiato, è quello della sorveglianza sul lungo periodo della popolazione di lavoro, che rimanda però allo scenario sopra ricordato non della quotidianità-contiguità, ma dell'incidente: la sostanza nociva era/è in quel caso ben nota, così come la popolazione esposta, seguita ormai da più di 25 anni).

Sia per la difficoltà oggettiva di produrre stime affidabili di rischio e/o di malattie, sia per le evoluzioni delle sensibilità dell'opinione pubblica, l'epidemiologia classica si è arricchita-integrata con due approcci complementari, che comportano anche metodologie diverse, oltre che strumenti di rilevazione ed indicatori con caratteristiche più qualitative, e che sale indirettamente, ed in modo spesso discutibile, riguardano aspetti strettamente di salute.

Le due strategie-metodologie che affiancano ormai sistematicamente l'epidemiologia delle malattie sul monitoraggio del rapporto tra salute ed ambiente sono:

a. La sorveglianza-valutazione della qualità della vita quotidiana (che include indicatori riguardanti anche autonomia, disabilità soddisfazione, ecc.)

b. L'epidemiologia assistenziale, che monitora e confronta nel tempo, su diverse popolazioni, per problemi indice la qualità e la tipologia delle prestazioni sanitarie: queste sono infatti un indicatore indiretto dell'esistenza e/o emergenza di bisogni di salute o di sintomi di disagio di vita, di cui è possibile verificare le eventuali relazioni con fattori ambientali e loro indicatori.

La letteratura è ormai ricca di studi che mettono in evidenza l'importanza e la praticabilità di questi due approcci. Sono tuttavia estremamente rari i contributi che documentano la loro applicazione sistematica in aree particolari, per mettere in luce il grado di correlazione con gli indicatori ambientali.

E' diventato chiaro infatti che non si può semplicemente basarsi su analisi che incrociano un numero crescente di indicatori di diversa provenienza per produrre "mappe di qualità".

Il rapporto ambiente-salute deve essere dunque considerato una realtà consolidata, ma da affrontare con una logica di ricerca molto rigorosa e mirata. I tre approcci sopra indicati (epidemiologia, qualità della vita, assistenza) corrispondono a tre "punti di vista", che dovranno essere applicati definendo in modo preciso, progetto per progetto, le attese che si hanno da ognuno dei punti di vista, e dalla loro utilizzazione congiunta.

Per dare un esempio concreto: se ci si pone la domanda sul rapporto ambiente-salute della popolazione anziana si potrà/dovrà porsi domande ed attivare indagini specifiche (sulla base di ipotesi ragionevoli, ed in presenza di indicatori ambientali sospetti) su:

a. La frequenza di patologia respiratoria, e/o tumorale, e/o cardiovascolare, in rapporto inquinamenti fisico-chimici;

b. La (bassa) qualità di vita per condizioni di inquinamento acustico che può contribuire ad agitazione, insonnia, problemi cognitivi;

c. La frequenza di ricorso a strutture sanitarie-riabilitative.

Con lo stesso approccio di strategie mirate per popolazioni specifiche (es. l'età pediatrica; o diverse popolazioni con caratteristiche occupazionali e/o lavorative particolari) si può pensare di arrivare ad inserire nelle mappe che descrivono con indicatori la qualità ambientale anche indicatori quali-quantitativi, sanitari e non, che documentano i bisogni di salute - qualità di vita - indotti da problemi ambientali.

Un'informazione di questo tipo ben difficilmente, può essere generata semplicemente sulla base dei dati ambientali e delle statistiche sanitarie correnti: può essere solo il predetto di un lavoro ad hoc, che vede coinvolti progressivamente sia gli operatori sanitari ospedalieri (es.: per monitorare, indagare le potenziali opzioni ambientali dell'una o dell'altra patologia) che la medicina generale. La sensibilità ambientale in rapporto alla salute non fa parte infatti della cultura - formazione sanitaria ed ancor meno "medica".

La pianificazione di iniziative di informazione - formazione su questi temi è dunque imprescindibile, per creare sensibilità. Data la sostanziale assenza di dati e di pratiche consolidate, è specificamente importante non procedere con attività di informazione basata su principi generali, ma attraverso progetti concreti di campo orientati in senso fortemente partecipativo.

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