AGRICOLTURA E ZOOTECNIA

Introduzione

Il settore agricolo abruzzese, con 1.687 miliardi di lire e 36 mila occupati pesa sull’economia regionale per il 4% in termini di Valore Aggiunto e l’8% in termini di occupazione. Si tratta di un’incidenza maggiore di quella che si riscontra a livello nazionale e comunitario: i dati Eurostat riferiti al 1995 riportano, infatti, un peso dell’agricoltura pari al 2,7% e al 1,8% in termini di V.A. e al 6,5% e 5% in termini di occupazione, per l’Italia e l’Unione Europea rispettivamente. Il settore agricolo incide sull’economica provinciale con il 7% del PIL, un valore più elevato rispetto a quello regionale.

Inquadramento normativo

A livello comunitario, Il Regolamento CE n. 1257/1999 definisce il quadro del sostegno comunitario per uno sviluppo rurale sostenibile. Le misure per lo sviluppo rurale accompagnano e integrano altri strumenti della politica agricola comune. Il programma è il riferimento comunitario nell'ambito del settore agricoltura, e individua le linee programmatiche per la pianificazione a livello territoriale dello sviluppo rurale, definendo i piani di sviluppo rurale. I punti chiave di tale regolamento sono la diversificazione delle attività nelle aziende agricole, come sostegno alle attività agricole e l’integrazione dei redditi nelle aree svantaggiate e soggette a vincoli ambientali.

Il regolamento definisce il quadro del sostegno comunitario per uno sviluppo rurale sostenibile. Le misure per lo sviluppo rurale accompagnano e integrano altri strumenti della politica agricola comune e contribuiscono in tal modo al conseguimento degli obiettivi previsti dall'articolo 33 del trattato. Le misure di sviluppo rurale sono volte a promuovere lo sviluppo e l'adeguamento strutturale delle regioni in ritardo di sviluppo (obiettivo n. 1) e accompagnano le misure di sostegno alla riconversione socioeconomica delle zone con difficoltà strutturali (obiettivo n. 2) nelle regioni interessate, tenendo conto dei fini specifici del sostegno comunitario nell'ambito di tali obiettivi, quali previsti dagli articoli 158 e 160 del trattato e dal regolamento (CE) n. 1260/1999, e alle condizioni stabilite dal presente regolamento.

Il regolamento evidenzia: i principi ispiratori della politica agricola comune, la necessità del sostegno nelle zone svantaggiate, la necessità di misure compensative per gli agricoltori situati nelle aree svantaggiate e nelle aree di tutela ambientale, la necessita continuare ad incentivare le misure agroambientali.

La norma riconosce all'agricoltura il ruolo di presidio e tutela del territorio, la necessità di incoraggiare gli agricoltori a non abbandonare le aree svantaggiate, l'informazione sulle misure agroambientali, il ruolo ecologico dell'agricoltura, importanza del settore forestale, l'imboschimento delle superfici agricole riveste particolare importanza sia per l'utilizzazione del suolo e per la difesa dell'ambiente, sia come contributo al potenziamento di talune risorse silvicole.

L'aiuto alle zone svantaggiate e a quelle soggette a vincoli ambientali contribuisce a conseguire i seguenti obiettivi:

1. compensazione per le zone sottoposte a svantaggi naturali (garantire un uso continuato delle superfici agricole e favorire in tal modo il mantenimento di una comunità rurale vitale, conservare lo spazio naturale, mantenere e promuovere sistemi di produzione agricola sostenibili, che tengono particolare conto dei requisiti in materia d'ambiente)

2. compensazione per zone sottoposte a vincoli ambientali (garantire il rispetto dei requisiti in materia di ambiente e assicurare l'uso delle superfici agricole nelle zone sottoposte a vincoli ambientali)

Il momento di passaggio dall’agricoltura tradizionale del passato a quella moderna coincide con l’emanazione della Legge 9 maggio 1975, n. 153 “Attuazione delle direttive del Consiglio delle Comunità europee per la riforma dell'agricoltura”. La legge aveva lo scopo di dare piena applicazione alle Direttive 72/159/CEE, 72/160/CEE e 72/161/CEE e istituiva un regime di aiuti allo scopo di:

a) promuovere sollecitamente l'ammodernamento ed il potenziamento delle strutture agricole e determinare il miglioramento delle condizioni di produzione, di lavoro e di reddito in agricoltura;

b) favorire, attraverso una adeguata mobilità dei terreni, il miglioramento delle strutture produttive agricole, il rimboschimento, la difesa del suolo e dell'ambiente, e la utilizzazione per scopi produttivi o di pubblica utilità di terreni non più coltivati;

c) adeguare il livello di formazione generale tecnica ed economica della popolazione agricola attiva attraverso la informazione socio-economica e la qualificazione professionale delle persone che lavorano in agricoltura.

A livello regionale, la Legge R. 30 maggio 1997 n.53 “Interventi nel settore agricolo e agroalimentare” rappresenta la normativa quadro del settore. Incoraggia l’agricoltura biologica e il miglioramento fondiario, con infrastrutture per l’irrigazione, finanziamenti per la ricomposizione fondiaria e coltivazione di prodotti di qualità. Dalla LR 53/97, che viene rifinanziata ogni anno con provvedimenti regionali, discendono piani e programmi di settore, come il Piano di sviluppo rurale 2000-2006, che finanzia l’agricoltura biologica, le misure agroambientali, l’imboschimento delle superfici agricole, la silvicoltura nonché iniziative strutturali e di formazione. Le tre priorità di intervento selezionate per il PSR sono le seguenti:

  • salvaguardia e valorizzazione delle risorse ambientali e naturali, incentivandone l’utilizzo sostenibile;
  • ammodernamento del sistema produttivo delle aree rurali;
  • mantenimento e rafforzamento del tessuto socioeconomico e vitale delle aree rurali.

Segue il PROGRAMMA LEADER+, (PLR+) che ha per finalità quella di stimolare la vitalità socio-economica dei territori rurali e montani più soggetti a fenomeni di marginalizzazione, favorendo le condizioni per la diffusione di modelli di sviluppo autogeni, integrati e sostenibili. Gli obiettivi del PLR+ sono:

  • valorizzare il territorio, attraverso le risorse del patrimonio naturale e culturale e dei prodotti tipici della Regione;
  • potenziare l’ambiente economico rurale, attraverso la riconversione innovativa delle realtà economiche esistenti e lo sviluppo di nuove iniziative economiche;
  • migliorare le capacità decisionali delle comunità locali, attraverso lo sviluppo di metodologie di concertazione e cooperazione;
  • realizzare azioni ed interventi atti a facilitare l’incontro tra domanda e offerta (percorsi formativi e di orientamento, costituzione di reti informative);
  • costruire spazi di occupabilità, attraverso interventi che vadano nel senso della promozione dell’autoimprenditorialità e della creazione di imprese, con l’utilizzo attivo della partnership (enti locali e privati, organizzazioni professionali, camere di commercio, ecc.), in modo da finalizzare le diverse iniziative di sviluppo all’obiettivo dell’occupabilità, in particolare delle fasce tradizionalmente deboli (donne e giovani).

Infine, la Regione Abruzzo ha attivato il Piano Triennale 2001-2003 “Interventi di forestazione e valorizzazione ambientale”, in attuazione Leggi Regionali 12.04.1994 n.28, 31.12.1994 n. 106 e 9.2.2000 n. 6. il Piano è però orientato prevalentemente alle zone montane. Nelle aree costiere sono previsti solo interventi per le pinete litoranee.

Pressioni

In generale, la pressione nel settore dell’agricoltura si esercita principalmente attraverso l’intensificazione dell’attività agricola, che riveste un ruolo significativo in funzione dei regimi di lavorazione del suolo e del suo utilizzo, ad esempio attraverso un eccessivo carico di composti organici, provenienti da un carico di bestiame elevato oppure da un uso intenso di fertilizzanti, nonché dall’uso indiscriminato di pesticidi e fitofarmaci. Un aspetto da tenere sotto controllo è la perdita di pratiche di agricoltura tradizionale. L’agricoltura nelle zone montane è considerata come una forma di presidio e difesa del territorio dai dissesti, per cui il progressivo abbandono rende il territorio più vulnerabile.Sul territorio sono presenti derivazioni per uso idroelettrico dai fiumi. Le principali sono quelle effettuate a fini idroelettrici sul Sangro e i suoi affluenti da parte dell’ENEL e dell’ACEA. I tre Consorzi industriali presenti nella provincia di Chieti provvedono all’approvvigionamento idrico per uso industriale nelle principali zone industriali insediate. In particolare il Consorzio Industriale della Val Pescara si rifornisce di acqua industriale dal Consorzio di Bonifica Centro per l’approvvigionamento delle aree della Val Pescara-Chieti e di Miglianico. La zona industriale di Atessa Paglieta è attualmente servita da un acquedotto industriale, che nell’anno 2000 ha fornito circa 120 l/s di acqua industriale alle aziende insediate. Le opere di presa si trovano sul fiume Sangro presso la traversa di Serranella, in destra idrografica. Analogamente, la zona industriale di Vasto-San Salvo è servita dall’acquedotto industriale del Consorzio Industriale del Vastese (CONIV), che preleva le acque dal fiume Trigno, effettua un pre-trattamento e ricircola le acque del depuratore consortile. Sul territorio sono presenti derivazioni dai fiumi per uso irriguo di portata significativa. Le derivazioni irrigue vengono effettuate nel periodo da maggio a settembre.

Il settore agricolo provinciale presenta i segni di un lento e progressivo abbandono. Un aspetto emblematico al riguardo è la dimensione economica delle unità produttive. Il 50% delle aziende aveva al 1996 un Reddito Lordo Standard (RLS) inferiore ai 9,5 milioni di vecchie lire, valore riferito a meno di una Unità di Dimensione Economica (UDE); tra 2 e 4 UDE ricade una quota pari al 17% delle aziende. I due terzi delle aziende, quindi, ha un RLS inferiore a 4.800 ECU. Queste aziende insistono su poco più del 20% della SAU, occupano il 30% delle giornate di lavoro complessivamente prestate nel settore e contribuiscono per il 15% alla formazione del RLS regionale. All’opposto, la fascia di aziende vitali appare piuttosto ridotta: le aziende che dai dati ISTAT risultano al di sopra di una dimensione economica di 12.000 ECU, considerando un reddito lordo minimo pari a circa 20 milioni di lire, sono il 9% del totale.

E’ questa, tuttavia, una situazione comune a gran parte dell’agricoltura italiana e rappresenta un elemento di grande criticità laddove il mantenimento dell’attività agricola sia parte di una strategia di presidio del territorio.

Altre problematiche sono l’intenso uso di concimi chimici e fitofarmaci, utilizzati in quantità 19,82 Kg/ha , oltre il doppio della media nazionale (7-8 Kg/ha). Ad aggravare la situazione concorre la natura delle aree in cui tali prodotti vengono impiegati, ovvero le colline litoranee.

Un ulteriore problema consiste nella frammentazione delle aziende agricole. Il 75% di queste ha una superficie inferiore a 3 ha. Questo comporta da una parte l’intensificazione delle produzioni e dall’altra difficoltà ad accedere a finanziamenti di tipo comunitario e regionale.

L’ampiezza media delle aziende agricole è di 4,05 ha di Superficie Agricola Totale (SAT) per azienda, inferiore alla media regionale, mentre il rapporto tra la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) e la SAT è del 74,5%, valore in questo caso superiore a quello medio regionale, a confermare l’elevata frammentazione delle aziende agricole e l’intensificazione dell’agricoltura.

L’intensificazione delle attività comporta anche un aumento del carico di bestiame per ha di SAU. Questo aumento può portare a problemi di sovrappascolo, erosione del suolo e inquinamento della falda a causa del carico organico, dovuto alla difficoltà di smaltimento dei liquami di origine zootecnica. Anche in questo caso la Comunità Europea pone limiti all’accesso a finanziamenti in termini di UBA/Ha, (Unità di Bovini Adulti per ettaro di SAU a foraggio). Tale definizione è finalizzata alla creazione di regole di accesso ai benefici, a vantaggio delle aziende che intraprendono buone pratiche. Si definisce il carico di bestiame quale rapporto tra numero di UBA e superficie foraggiera disponibile nelle singole aziende, definita come superficie aziendale investita a colture finalizzate a soddisfare le esigenze alimentari degli allevamenti, mediando quindi i valori di apporto di azoto realizzato dalle singole tipologie di allevamento. Considerando una media provinciale, con una superficie foraggiera destinata a pascolo di 12.477 ha (prati e pascoli) e facendo riferimento alla tabella di conversione fornita dalla Regione Abruzzo nella determinazione dell’UBA, si ottengono i seguenti valori a livello provinciale.

  Nr. Capi anno 2000 UBA UBA/Ha
ALLEVAMENTI AVICOLI 871.550 26146,50 2,10
ALTRI ALLEVAMENTI 11.472 344,16 0,03
BOVINI 14.362 14362,00 1,15
BUFALINI 30 30,00 0,00
CAPRINI 3.558 533,70 0,04
CONIGLI 120.445 3613,35 0,29
EQUINI 443 265,80 0,02
OVINI 30.923 4638,45 0,37
STRUZZI 177 26,55 0,00
SUINI 38.485 15394,00 1,24
totale 1.091.445 65354,51  

Mediamente, quindi, in Provincia si stima un carico di 5 UBA/ha.

Stato

In termini di Unità Locali (UL), l’agricoltura ha una consistenza pari al 40,6% del totale provinciale e impiega il 12 % degli addetti, superando i entrambi i casi le medie regionali.Lo scopo del monitoraggio è quello di individuare lo stato di qualità delle acque fluviali a livello delle foci e di determinare l’entità dell’influenza dei fiumi sulla fascia costiera. Il monitoraggio viene svolto determinando il livello trofico e la contaminazione batteriologica delle acque nonché rilevando la presenza di sostanze xenobiotiche (metalli pesanti, sostanze organiche volatili o VOC) nelle acque, nei sedimenti e nei tessuti dei mitili. I monitoraggi finora condotti dal CMNS sono stati effettuati rispettivamente nei mesi di agosto 2001 (massima presenza turistica, assenza di precipitazioni) e di giugno 2002 (scarsa presenza turistica, moderate precipitazioni, condizioni climatiche di tarda primavera). I risultati ottenuti si integrano pienamente con quelli relativi alla qualità delle acque superficiali ottenuti nel corso del monitoraggio regionale, già descritto in precedenza. Nell’arco del biennio 2001-2002 è stato rilevato nei fiumi della costa teatina un inquinamento generalizzato, dovuto essenzialmente alla scarsa efficienza dei sistemi di depurazione dei liquami di origine civile. Tale situazione si riflette sulle acque costiere in funzione del livello di inquinamento nonché delle portate dei fiumi in esame. I composti dell’

Distribuzione delle imprese attive in Provincia di Chieti per numero di unità locali e totale addetti
Sezioni 2001 Numero Unità Locali   Totale addetti dichiarati unità locale  
Agricoltura, caccia e silvicoltura 19.740 40,6% 11.866 12,0%
Pesca, pescicoltura e servizi 85 0,2% 290 0,3%
Totale 48.581   99.281  

L’andamento del settore non è comunque positivo, in quanto il trend delle imprese attive nel settore dell’agricoltura mostra una progressiva diminuzione.

Provincia di Chieti e Regione Abruzzo - Evoluzione delle aziende e superfici dal 1982 al 2000
Fonte: ISTAT - 3°, 4°e 5° Censimento generale dell’agricoltura; ISTAT - Indagine sulle strutture agricole, anno 1996
  Aziende (n°) SAU (ha) SAT (ha) Ampiezza media (ha di SAT per azienda) Rapporto SAU/SAT
  Prov. Chieti Reg. Abruzzo Prov. Chieti Reg. Abruzzo Prov. Chieti Reg. Abruzzo Prov. Chieti Reg. Abruzzo Prov. Chieti Reg. Abruzzo
Anno 1982 45.612 116.177   552.337 189.553 833.512 4,16 7,17    
Anno 1990 42.436 106.780 135.275 521.083 183.171 804.443 4,32 7,53 73,85% 64,78%
Anno 2000 37.217 89.724 112.364 492.024 150.904 736.766 4,05 8,21 74,46% 66,78%
Variazione1982-1990 -7% -8% -5,6% -5,6% -3% -3,5%   +5,0%    
Variazione1990-2000 -12% -15% -17% -5,5% -18% -8,4%        

La situazione a livello provinciale mostra una netta prevalenza di seminativi e di coltivazioni legnose, che insieme raggiungono il 65% della SAT e la quasi totalità della SAU. Tra le legnose è possibile notare che la superficie interessata dalla vite riguarda il 18% della SAT.

Fonte: Dati Istat Censimento dell'Agricoltura 2001
  Provincia di Chieti Regione
Forma di utilizzazione dei terreni (Ha) Sup (HA) % SAT %SAU Sup (HA) %SAT %SAU
Seminativi 47.669,32 0,32 0,42 179.775,70 0,27 0,42
Legnose 51.183,01 0,34 0,46 81.547,95 0,12 0,19
Orti 1.064,17 0,01 0,01 3.252,03 0,01 0,01
Prati 1.440,96 0,01 0,01 27.895,57 0,04 0,07
Pascoli 11.006,81 0,07 0,10 135.891,30 0,20 0,32
SAU 112.364,27 0,75   428.362,00 0,64  
Boschi 19.308,32 0,13   170.387,30 0,26  
Arboricoltura 429,52 0,00   4.591,00 0,01  
Superficie Agricola non Utilizzata 14.162,27 0,09   41.771,07 0,06  
Altra Superficie 4.639,47 0,03   20.840,23 0,03  
TOTALE SAT 150.903,85     665.951,60    
Sup, Vite 27.625,43 0,18 0,25 34.875,76 0,05 0,08

Relativamente al patrimonio zootecnico, in Provincia sono presenti 1.091.445 capi di bestiame per 14.434 allevamenti, con una media di 38 capi per allevamento. Le aziende con allevamenti costituiscono quasi il 40% del totale delle aziende agricole.

Consistenza degli allevamenti in Provincia di Chieti
Fonte: ISTAT 5° Censimento generale dell'agricoltura
  Consistenza 2000 Consistenza 1990
tipo di allevamenti N. Capi N. Allevamenti dimensione media (N.capi/allevamenti) Nr. Capi Nr. Allevamenti dimensione media (N.capi/allevamenti)
ALLEVAMENTI AVICOLI 871.550 13.593 64,12 1.057.337 16.054 65,86
ALTRI ALLEVAMENTI 11.472 114 100,63 7.419 122 60,81
BOVINI 14.362 1.326 10,83 22.009 2.741 8,03
BUFALINI 30 3 10 5 2 2,5
CAPRINI 3.558 573 6,21 4.458 996 4,48
CONIGLI 120.445 5.197 23,18 192.399 7.866 24,46
EQUINI 443 214 2,07 705 494 1,43
OVINI 30.923 1.876 16,48 51.217 4.883 10,49
PULCINI DI UN GIORNO 0 17 0 . 11 0
STRUZZI 177 23 7,7      
SUINI 38.485 5.314 7,24 39.328 7.969 4,94
Totale 1.091.445 28.250 38,64 1.374.877 41.138 33,42

Le tendenze degli ultimi decenni mostrano una riduzione delle aziende e dei capi allevati, con un conseguente aumento della dimensione media degli allevamenti.

Risposte

Relativamente alla “risposte” è possibile osservare un trend generalmente positivo, in quanto l’insieme delle normative europee e nazionali incoraggiano progressivamente l’adozione di tecniche sostenibili nel settore agricolo. La Comunità Europea, infatti, prima con il Reg. 2078/92 CE e poi con il Reg. 1257/99 CE, riconosce l’importanza dell’agricoltura nella gestione e nella protezione ambientale del territorio. A tal fine il Reg. 1257/99 CE individua degli strumenti, che a livello locale si traducono nel Piano di Sviluppo Rurale e nel programma Leader+, per incoraggiare l’adozione di tecniche di agricoltura sostenibili, la diversificazione dei redditi agricoli e per ribadire il ruolo dell’agricoltura nella conservazione della biodiversità.

In conseguenza di questa strategia, avviata dagli inizi degli anni ‘90, si osservano: un incremento delle aziende con agricoltura biologica (da 170 nel 1999 a 240 nel 2001), il riconoscimento dei prodotti tipici, la presenza di innovazione nelle aziende agricole, il miglioramento dei pascoli e l’introduzione di attività per la diversificazione dei redditi (commercializzazione, trasformazione delle produzioni, turismo rurale e agriturismo). In particolare, nel 2002 gli agriturismi presenti risultano ben 76.

Fonte: Dati Istat Censimento dell'Agricoltura 2001
N. Aziende N. Aziende con agricoltura biologica
Chieti 37.009 215 0,58%
L'Aquila 12.505 100 0,80%
Pescara 15.539 83 0,53%
Teramo 17.780 139 0,78%
Regione 82.833 537 0,65%

Altre attività in fase si sviluppo sono il riconoscimento dell’importanza di elementi di naturalità (aree umide, siepi, boschi e filari) all’interno del territorio agricolo, con l’introduzione di imboschimenti e riqualificazione del paesaggio agrario. Ulteriore elemento di agricoltura sostenibile è l’introduzione della zootecnia biologica e del riutilizzo dei reflui in agricoltura. Si stima infatti che il carico medio di liquami prodotto dal patrimonio zootecnico provinciale è di circa 200.000 tonn/anno e può essere utilizzato come fertilizzante, con opportune cautele.

In generale, si può notare che il sistema di indicatori individuato nei forum permette di rappresentare in modo soddisfacente lo stato attuale del sistema agricolo, ma presenta alcune lacune descrittive delle pressioni. A tal fine sono stati aggiunti due indicatori di pressione e due di risposta, per meglio evidenziare le problematiche emerse.

Tabella degli indicatori

Agricoltura

Indicatore PSR Unità di misura Fonte Livello di dettaglio Periodo di riferimento Qualità dell'indicatore Disponibilità dei dati Andamento
Grado di intensificazione produttivo P RLS/SAU Regione Abruzzo regionale 1991-2001
Uso di concimi e fitofarmaci P kg/hakg/ha ARSSA provinciale 2000
Frammentazione delle superfici agricole P Aziende con meno di 3 ha di SAU (n. e %)

Aziende con più di 20 ha di SAU (n. e %)

ISTAT provinciale 2000
Aziende agricole S n° aziende ISTAT comunale 1991-2001
Addetti in agricoltura S n° addetti ISTAT comunale 1991-2001
PIL comparto agricoltura S
% M€
Regione Abruzzo regionale 1997
Sup. agricola utilizzata (SAU) S ha per tipo di coltura ISTAT comunale 1991-2001
Rapporto tra SAU/SAT S % ISTAT comunale 1991-2001
Agricoltura biologica R n. aziende/ha ISTAT provinciale 1996-2001
Aziende rientranti nel Reg. CEE 2078/92 R n. aziende/ha ARSSA provinciale 1996-1999
Prodotti tipici registrati R n. ARSSA regionale 2000-2001
Utilizzo di composto organico in agricoltura R ton ARSSA provinciale 2002
Agriturismi R n. ARSSA provinciale 2000

Zootecnia

Indicatore PSR Unità di misura Fonte Livello di dettaglio Periodo di riferimento Qualità dell'indicatore Disponibilità dei dati Andamento
Carico zootecnico P UBA/SAU per azienda ISTAT comunale 1991-2001
Aziende con allevamenti S aziende con allevamenti/aziende totali ISTAT comunale 1991-2001
Superficie agro-pastorale per fascia altimetrica S n° capi / superficie ISTAT provinciale 1991-2001
Addetti alla pesca S ISTAT provinciale 2002
Patrimonio zootecnico S UBA ISTAT comunale 1991-2001
Liquami zootecnici S
ton/anno
ARSSA provinciale 2002
Aziende che praticano zootecnia biologica R n. ARSSAT provinciale 1991-2001