RADIAZIONI

INTRODUZIONE

Non si vedono ma ci sono: potrebbe essere uno slogan efficace per descrivere il fatto che siamo continuamente e completamente circondati dalle radiazioni, in particolare quelle non ionizzanti, ma anche le ionizzanti.

La diffusione e la presenza nell’ambiente delle radiazioni non ionizzanti è familiarmente nota con l’espressione di “inquinamento elettromagnetico”.

Una prima tipologia di radiazione non ionizzante può essere costituita dal “campo elettrico”. Una carica elettrica statica produce delle modificazioni delle proprietà elettriche dello spazio circostante. Tale modificazione è il campo elettrico, la cui unità di misura è il Volt/metro, che ovviamente è tanto più grande quanto più elevata è la tensione alla quale si trova la carica elettrica, e tanto più questa è vicina. Il campo si propaga in forma di onde che, a differenza di quanto accade per le onde di tipo meccanico (ad esempio quelle sonore), non necessitano di un mezzo per propagarsi, per cui si diffondono anche nel vuoto. Un’onda è definita dalla sua frequenza, che è il numero di cicli che essa compie nell’unità di tempo. E’ proprio la frequenza ad introdurre la distinzione fra radiazioni ionizzanti e non ionizzanti.

E’ praticamente impossibile per l’uomo moderno non essere soggetto alle radiazioni. Quelle non ionizzanti derivano dalle grosse linee elettriche per la trasmissione ed il trasporto di energia e dalle stazioni radio base e ripetitori televisivi e per telefonia mobile, ma perfino dagli elettrodomestici normalmente utilizzati quotidianamente. Le radiazioni ionizzanti, invece, provengono da tutti gli strumenti di diagnosi e cura utilizzati nella moderna medicina nucleare e nella radiologia.

Esposizioni ravvicinate e prolungate espongono a rischi sanitari non indifferenti, che possono casuare neoplasie varie e interazioni anomale col sistema nervoso centrale. Non a caso la International Agency for the Cancer Research ha incluso i campi magnetici nel gruppo “2B”, ossia fra i “possibili cancerogeni per l’uomo”. Tale conclusione è riferita particolarmente alle leucemie infantili e linfatiche.

A fronte di questi comprovati rischi, la legislazione italiana si è adeguata per le radiazioni ionizzanti recependo le direttive EURATOM dell’Unione Europea, mentre per quelle non ionizzanti ha fissato degli obiettivi di qualità, riassunti nella seguente tabella:

Campo elettrico 6 V/m
Campo magnetico 0,16 A/m
Densità di potenza (per frequenze comprese fra 3 MHz e 300 GHz) 0,1 W/mq

Inquadramento normativo

Radiazioni non ionizzanti

La normativa italiana, sulla base di diverse Direttive Europee, cerca di definire dei limiti di esposizione ragionevoli, rifacendosi al cosiddetto “principio di cautela”. La normativa relativa ai campi elettromagnetici può essere suddivisa in due sezioni:

- VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) a frequenze estremamente basse (3 - 3000 Hz).

- Campi nella banda delle radiofrequenze e delle microonde

La Direttiva n. 85/337/CEE del 27/6/1985 sulla valutazione di impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati sposava il “principio di cautela”. In essa vengono definite con certezza le classi delle opere pubbliche e/o private che devono essere sottoposte a VIA, inserendo nell’allegato I i progetti di sicure ripercussioni ambientali, mentre nell’allegato II venivano definiti i progetti per i quali ciascuno Stato membro aveva la discrezionalità di sottoporre a VIA. La successiva Direttiva n. 97/11/CEE del 3/3/1997 includeva nell’allegato I i progetti di costruzione di elettrodotti aerei con tensione di 220 KV o superiore e di lunghezza superiore a 15 Km.

In una prima fase del recepimento della prima di queste direttive, l’Italia non inserì gli elettrodotti fra le opere da sottoporre a VIA. In base al comma 3 dell’articolo 2 della legge n. 9 del 9/1/1991 però, che inseriva tutti gli elettrodotti ad alta tensione nella categoria dei progetti da sottoporre a VIA, il DPR 27/4/1992 definiva l’obbligo di VIA per gli elettrodotti con tensione nominale superiore ai 150 KV e lunghezza superiore ai 15 Km.

Tale DPR definiva anche, in via provvisoria, i limiti di esposizione acuta per elettrodotti e cabine di trasformazione, che sono riportati nella seguente tabella:

Limiti di esposizione per elettrodotti e cabine di trasformazione, DPR 27/4/1992
Esposizione di poche ore giornaliere E = 10 KV/m

B = 1 MT = 800 A/m

Esposizioni prolungate E = 5 KV/m

B = 0.1 mT = 80 A/m

Dove con E si intende il campo elettrico, con B quello magnetico.

Questi limiti sono gli stessi fatti propri dal DPCM 23/4/1992 “limiti massimi di esposizione ai campi elettrico e magnetico generati dalla frequenza industriale nominale (50 Hz) negli ambienti abitativi e nell’ambiente esterno.

Questo DPCM stabiliva anche, con riferimento ai fabbricati adibiti ad abitazione o ad altra attività che comporta tempi di permanenza prolungati, le distanze di rispetto degli elettrodotti a 132, 220 e 380 KV, fissandole rispettivamente a 10, 18 e 28 metri.

Il successivo DPCM 28/9/1995 introduce un nuovo elemento: il risanamento deve tenere conto dei limiti di esposizione ma non delle distanze riportate nel DPCM del 1992. Questo provvedimento sana un eccesso di precauzione visto che le distanze sopra citate corrispondono a valori di campo molto minori di quelli indicati in tabella. Questo decreto inoltre impone la presentazione al Ministero dell’Ambiente dei progetti di risanamento con cadenza annuale, a partire dal settembre 1996.

Il DPR 12/4/1996, che istituisce la VIA regionale, ridefiniva i rapporti fra Stato ed Enti Locali, ma non inseriva nell’ambito di applicazione gli elettrodotti con tensione nominale superiore a 150 KV e con lunghezza superiore a 15 Km, il cui pronunciamento di VIA rientrava ancora fra le competenze ministeriali. La stessa funzione dei comuni rimaneva allo stato di parere non vincolante. L’unica possibilità che rimaneva ai comuni era la conferenza dei servizi, che dipende comunque dalla scelta dell’autorità competente, di nomina regionale.

Solo con l’emanazione del DPCM 3/9/1999 il Consiglio dei Ministri modifica il quadro normativo inserendo fra i progetti da sottoporre a procedimento di VIA tutti i progetti di elettrodotti ad alta tensione (inclusi quelli a 132 KV), aventi tracciato superiore ai 10 Km.

l’Abruzzo comunque (insieme ad altre regioni) ha successivamente legiferato al riguardo inserendo limiti di esposizione propri.

Per quanto riguarda i campi elettromagnetici nella gamma delle radiofrequenze e delle microonde, la Direttiva 90/388/CEE del 28/6/1990, relativa alla concorrenza nei mercati dei servizi di telecomunicazioni, obbligava gli Stati Membri a rimuovere le condizioni che limitavano lo sviluppo di un libero mercato riferito alla fornitura di servizi di telecomunicazione diversi da quelli di telefonia vocale.

La legge 1/7/1997 n. 189, che è il recepimento italiano di questa direttiva, rimanda la disciplina ad un regolamento del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni che verrà poi approvato con DPR 19/9/1997 n. 318. La legge contiene il principio di liberalizzazione dell’installazione, dell’impiego di infrastrutture fornite da terzi e l’utilizzo comune delle stesse. Prevede inoltre l’obbligo di sottoporre a procedura di VIA i progetti di infrastrutture di stazioni radio-base.

Il DMA 10/9/1998 n. 381 fissa i limiti massimi di esposizione della popolazione e le radiofrequenze compatibili con la salute umana. Tali limiti vengono riportati nella seguente tabella 7, relativa ai valori quadratici medi di E e H, ottenuti a partire dai valori efficaci delle singole componenti, da non superare al fine di evitare effetti acuti:

Limiti di esposizione per la popoalzione DMA 10/9/1998 n. 381
0.1 ¸ 3 MHz Componenti elettronici e linee telefoniche E = 60 V/m

H = 0.2 A/m = 0.25 T

3 MHz ¸ 3 GHz Radiodiffusori AM e FM Trasmettitori televisivi Sistemi fissi per telefonia cellulare E = 20 V/m

H = 0.05 A/m = 0.06 T

Densità di potenza = 1 W/m2

3 GHz ¸ 300 GHz Radar E = 40 V/m

H = 0.1 A/m = 0.12 T

Densità di potenza = 4 W/m2

Il decreto infine, introduce il concetto di obbiettivo di qualità. Tali obbiettivi (per il campo elettrico e quello magnetico) non devono essere oltrepassati in siti con permanenza della popolazione (o anche di lavoratori) per un tempo superiore alle quattro ore giornaliere. La tabella riporta tali limiti:

Obbiettivi di qualità, DMA 10/9/1998 n. 381
E 6 V/m
H 0.16 A/m
Densità di potenza (per frequenze comprese fra 3 MHz e 300 GHz) 0.1 W/m2

Radiazioni ionizzanti

Si può indicativamente far risalire l’inizio della legislazione in materia di radiazioni ionizzanti nel nostro paese al 1964, anno nel quale è stato emanato il DPR 13/2/1964 n. 185, “sicurezza degli impianti e protezione sanitaria dei lavoratori e delle popolazioni contro i pericoli delle radiazioni ionizzanti derivanti dall'impiego pacifico dell'energia nucleare”.

Nel corso degli anni sono stati prodotti diversi decreti per la regolamentazione della materia. Fra i più importanti è utile citare:

  • decreto ministeriale 27 luglio 1966 (Determinazione dei valori di quantità totale di radioattività ai sensi e per gli effetti dell'art. 5, comma secondo, della L. 31 dicembre 1962, n. 1860 modificato dall'art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1965, n. 1704)
  • decreto ministeriale 6 giugno 1968 (Determinazione delle dosi e delle concentrazioni massime ammissibili ai fini della protezione sanitaria dei lavoratori dalle radiazioni ionizzanti)
  • decreto presidente repubblica 5 dicembre 1969, n. 1303 (Determinazione delle quantità di radioattività, delle attività specifiche o concentrazioni e delle intensità di dose di esposizione soggette alle prescrizioni del D.P.R. 13 febbraio 1964, n. 185)
  • decreto ministeriale 1° marzo 1974 (Norme relative al rilascio dell'autorizzazione per l'impiego di isotopi radioattivi)
  • decreto ministeriale 13 luglio 1990, n. 449 (Regolamento concernente le modalità di tenuta della documentazione relativa alla sorveglianza fisica e medica della protezione dalle radiazioni ionizzanti e la sorveglianza medica dei lavoratori esposti al rischio di tali radiazioni)
  • decreto 14 febbraio 1997. (Determinazione dei criteri minimi di accettabilità delle apparecchiature radiologiche ad uso medico ed odontoiatrico nonché di quelle di medicina nucleare, ai sensi dell'art.112, comma 3, del decreto legislativo 17 marzo 1995, n.230.)
  • decreto 29 dicembre 1997. (Modificazioni al decreto ministeriale 14 febbraio 1997 concernente la determinazione dei criteri minimi di accettabilità delle apparecchiature radiologiche ad uso medico ed odontoiatrico nonché quelle di medicina nucleare.).

Successivamente sono arrivati due decreti legislativi molto importanti che sono altrettanti recepimenti di Direttive Europee. Il primo è il n. 187 del 26/5/2000, “Attuazione della direttiva 97/43/EURATOM in materia di protezione sanitaria delle persone contro i pericoli delle radiazioni ionizzanti connesse ad esposizioni mediche”, il secondo è il numero 241, sempre del 26/5/2000, “Attuazione della direttiva 96/29/EURATOM in materia di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti”.

Le direttive Euratom 80/836, 84/467, 89/618, 90/641 e 92/3 sono state recepite con la legge 1/3/2002 n. 39.

Pressioni

I fattori di pressione sul territorio provinciale sono estesi e diffusi. Nel 2001, in Abruzzo l’estensione totale delle linee elettriche ammontava a 555 Km (237 Km a 380 KV; 319 Km a 220 KV) con una densità pari a 51,4 m/Kmq (ENEL).

Ben 71,6 Km di linee a 380 KV transitano sul territorio della Provincia di Chieti (pari al 30,2% della rete regionale a 380 KV), mentre circa 10 sono i chilometri di linee a 220 KV (pari a circa il 3,1% dell’intera estensione regionale per le reti a 220 KV). È interessante notare come nella città di Chieti la potenza totale installata per gli impianti radiotelevisivi (3,36 KW) sia di circa 28 volte maggiore di quella delle stazioni radio base (0,12 KW).

Per quanto riguarda la potenza complessiva dei soli impianti radiotelevisivi sull’intero territorio provinciale, essa ammonta a 198,66 KW, pari a circa 14,7% dell’intera potenza impegnata in Regione.

Per quanto concerne infine le radiazioni ionizzanti, sono pochi i dati a disposizione. Si è già visto come i plessi ospedalieri e gli ambulatori diagnostici costituiscano le fonti principali di tali radiazioni. Sul territorio provinciale vi sono due Aziende Sanitarie Locali, Chieti e Lanciano-Vasto. Nel complesso, vi insistono nove centri, fra ospedali e presidi, tutti dotati di unità radiologica. Due di questi, l’ospedale di Lanciano e quello clinicizzato di Chieti, hanno anche un reparto di medicina nucleare. Nella USL di Chieti vi sono inoltre due strutture private accreditate che eseguono indagini radiologiche. Nel territorio provinciale, inoltre, l’Università D’Annunzio e il Consorzio Mario Negri Sud utilizzano e trattano materiale radioattivo ai fini delle loro ricerche. Sul territorio della Provincia di Chieti vi sono anche 322 studi dentistici, che possono costituire fonte di radiazioni in quanto emettitori di raggi X nell’esecuzione delle lastre.

È opportuno accennare anche ad una fonte particolare di inquinamento “naturale” da radiazioni ionizzanti che è il Radon, un gas radioattivo estremamente volatile prodotto dal decadimento di tre nuclidi capostipiti, che a loro volta danno luogo a tre diverse famiglie radioattive: il Thorio 232, l’Uranio 235 e l’Uranio 238.

Il Radon viene generato continuamente da alcune rocce della crosta terrestre, in particolar modo da lave, tufi, pozzolane, alcuni graniti ecc. Sebbene sia lecito supporre che le emissioni maggiori derivino da terreni di origine vulcanica, spesso si riscontrano elevati tenori dei radionuclidi precursori anche in rocce sedimentarie, come marmi, marne e flysh.

Le vie di generazione e diffusione del Radon sono molteplici. Dato un certo contenuto di Radon nel suolo, la quantità di gas rilasciata varia in maniera dipendente dalla permeabilità del suolo stesso (densità, porosità, granulometria), del suo stato (secco, impregnato d’acqua, gelato o coperto di neve) e dalle condizioni meteorologiche (temperature del suolo e dell’aria, pressione barometrica e, ovviamente, ventosità). L’acqua sotterranea, i gas naturali, il carbone e i mari sono altre fonti minori di radiazioni. E’ chiaro, quindi, che il Radon è sempre e costantemente presente, ciò che varia è solamente la sua velocità di rilascio.

A livello locale, il fattore che più influenza la presenza e la concentrazione di Radon è la conformazione geologica del territorio: è più facile che in terreni granitici o vulcanici o in argille contenenti alluminio vi sia una maggiore presenza del gas, tuttavia non è inconsueto rilevare Radon in suoli calcarei.

Per quanto riguarda gli effetti sulla salute, sia gli studi sull’uomo (epidemiologici), sia quelli sugli animali (sperimentali), hanno dato risultati concordi: il rischio provocato dal Radon è quello di favorire l’insorgenza di tumori ai polmoni. Il Radon, da solo, è la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo da sigaretta. Inoltre, il fumo aumenta considerevolmente il rischio di tumore ai polmoni correlato al Radon e viceversa.

Sul territorio sono presenti derivazioni per uso idroelettrico dai fiumi. Le principali sono quelle effettuate a fini idroelettrici sul Sangro e i suoi affluenti da parte dell’ENEL e dell’ACEA. I tre Consorzi industriali presenti nella provincia di Chieti provvedono all’approvvigionamento idrico per uso industriale nelle principali zone industriali insediate. In particolare il Consorzio Industriale della Val Pescara si rifornisce di acqua industriale dal Consorzio di Bonifica Centro per l’approvvigionamento delle aree della Val Pescara-Chieti e di Miglianico. La zona industriale di Atessa Paglieta è attualmente servita da un acquedotto industriale, che nell’anno 2000 ha fornito circa 120 l/s di acqua industriale alle aziende insediate. Le opere di presa si trovano sul fiume Sangro presso la traversa di Serranella, in destra idrografica. Analogamente, la zona industriale di Vasto-San Salvo è servita dall’acquedotto industriale del Consorzio Industriale del Vastese (CONIV), che preleva le acque dal fiume Trigno, effettua un pre-trattamento e ricircola le acque del depuratore consortile. Sul territorio sono presenti derivazioni dai fiumi per uso irriguo di portata significativa. Le derivazioni irrigue vengono effettuate nel periodo da maggio a settembre.

Stato

Sulla situazione dell’inquinamento diffuso da radiazioni in Provincia di Chieti non è possibile esprimere alcun giudizio o esporre dati, in quanto non sono disponibili indagini sul territorio.

Da rilevamenti effettuati sul territorio regionale, si può asserire che l’Abruzzo risulta essere una regione a rischio medio-alto di esposizione al Radon, essendo le concentrazioni medie di questo gas oscillanti tra i 60 e gli 80 Bq/m3 (Health Physics, nov. 1996).

Risposte

L’unico monitoraggio sull’inquinamento da radiazioni non ionizzanti è stato condotto nell’area del Patto Territoriale Sangro Aventino nell’ambito del progetto “Qualità d’Area” (2001). Le misurazioni effettuate hanno indicato che sul territorio considerato non esistono superamenti dei valori identificati quali obiettivi di qualità, tranne che nel sito di Monte Pallano, nei pressi dell’abitato di Bomba, nel quale vi è una elevata concentrazione di ripetitori per la telefonia cellulare.

Tabella degli indicatori

Radiazioni non ionizzanti

Indicatore PSR Unità di misura Fonte Livello di dettaglio Periodo di riferimento Qualità dell'indicatore Disponibilità dei dati Andamento
Livello di potenza impegnata per tipologia di impianto P KW ARTA provinciale 2001
Estensione linee elettriche A.T. (380-220-132 KV) S/P Km ENEL provinciale 2001
Densità di impianti per radiocomunicazione S emittenti/1000 abitanti n° emittenti/Kmq ARTA provinciale 2001
Densità di impianti per SRB S emittenti/1000 abitanti n° emittenti/Kmq ARTA provinciale 2001
Monitoraggio e controllo (superamento dei limiti) R ARTA CMNS provinciale comunale 2001

Radiazioni ionizzanti

Indicatore PSR Unità di misura Fonte Livello di dettaglio Periodo di riferimento Qualità dell'indicatore Disponibilità dei dati Andamento
Strutture che utilizzano sostanze, radioisotopi e macchine radiologiche S ASL Ordine Provinciale dei Medici provinciale 2001
Concentrazione di attività di radioisotopi nell'ambiente (aria, mare, alimenti) S/P Bq/mc - Bq/Kg ANPA, Università di Chieti, Ferrara, Roma provinciale regionale 2001