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RUMORE
INTRODUZIONE
L’aria, essendo un gas, è un mezzo di propagazione del suono, che quale si muove in forma di onda. Essendo un’onda, dunque, quella sonora è caratterizzata da una frequenza. La maggior parte dei suoni che raggiunge l’orecchio contiene un numero pressoché infinito di frequenze componenti. Tuttavia, l’orecchio umano è in grado di percepire solo quelle comprese in una gamma che va dai 20 ai 20.000 cicli al secondo (Hz), non distinguendo le componenti che rimangono al di sotto (infrasuoni) e al di sopra (ultrasuoni) di questo spettro.
Dato che la potenza sonora dei fenomeni più comuni può andare dai microwatt ai megawatt, è necessaria una scala logaritmica per comprenderli tutti: tale è la scala dei decibel.
La presenza costante del rumore nell’ambiente rappresenta uno dei temi che destano le maggiori preoccupazioni in tema di inquinamento ambientale.
Inquadramento normativo
Fino al 1995 il panorama giuridico relativo all'inquinamento da rumore era caratterizzato dalla mancanza di una disciplina unitaria in materia.
Con la legge 26/10/1995 n. 447 "Legge quadro sull'inquinamento acustico", si dispone di un impianto organico di riferimento che disciplina la materia stabilendo le competenze di stato, regioni, province e comuni e prevedendo l'obbligatorietà dei piani di risanamento acustico in condizioni particolari.
Essendo una legge quadro, demanda alle regioni lo sviluppo di una propria legislazione più organica e completa, che in Abruzzo a tutt'oggi non si è ancora sviluppata (se si esclude l'Ordinanza n° 33 dell' 8/8/2000 concernente l'approvazione dell'elenco tecnici competenti nel campo dell'acustica ambientale), ma costituisce comunque una base di lavoro.
Vengono definiti i valori limite di emissione e quelli di immissione (i primi riferentisi a misurazioni in prossimità della sorgente sonora, i secondi a misurazioni in prossimità dei ricettori).
All'articolo 5 vengono fissate le competenze delle province, fra le quali rientrano le funzioni amministrative in materia di inquinamento acustico previste dalla legge 8 giugno 1990 n. 142, e le funzioni di controllo e vigilanza. Particolarmente importante è la previsione di zonizzazione acustica delegata dall'articolo 6 ai comuni con la conseguente adozione di eventuali piani di risanamento.
Un altro passo in avanti decisivo nella legislazione in materia di rumore è stato fatto con il D.P.C.M. 14/11/1997 "determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore".
Oltre a definire i valori limite di emissione ed immissione e quelli di qualità, nell'allegato di tale decreto vengono fissate le "classi di destinazione d'uso del territorio" per quanto riguarda i comuni. Si stabiliscono sei classi, dalla I alla VI, e per ognuna se ne fissano i limiti per il periodo diurno e per quello notturno. Le tre tabelle seguenti riportano tali limiti:
Valori limite di emissione di cui a DPCM 14/11/1997 - Leq in dB(A)
| Classi di destinazione d'uso del territorio |
Tempi di riferimento |
| |
Diurno (06.00 - 22.00) |
Notturno (22.00 - 06.00) |
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I aree particolarmente protette
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45 |
35 |
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II aree prevalentemente residenziali
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50 |
40 |
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III aree di tipo misto
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55 |
45 |
|
IV aree di intensa attività umana
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60 |
50 |
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V aree prevalentemente industriali
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65 |
55 |
|
VI aree esclusivamente industriali
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65 |
65 |
Valori limite di immissione di cui a DPCM 14/11/1997 - Leq in dB(A)
| Classi di destinazione d'uso del territorio |
Tempi di riferimento |
| |
Diurno (06.00 - 22.00) |
Notturno (22.00 - 06.00) |
|
I aree particolarmente protette
|
50 |
40 |
|
II aree prevalentemente residenziali
|
55 |
45 |
|
III aree di tipo misto
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60 |
50 |
|
IV aree di intensa attività umana
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65 |
55 |
|
V aree prevalentemente industriali
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70 |
60 |
|
VI aree esclusivamente industriali
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70 |
70 |
Valori di qualità di cui a DPCM 14/11/1997 - Leq in dB(A)
| Classi di destinazione d'uso del territorio |
Tempi di riferimento |
| |
Diurno (06.00 - 22.00) |
Notturno (22.00 - 06.00) |
|
I aree particolarmente protette
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47 |
37 |
|
II aree prevalentemente residenziali
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52 |
42 |
|
III aree di tipo misto
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57 |
47 |
|
IV aree di intensa attività umana
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62 |
52 |
|
V aree prevalentemente industriali
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67 |
57 |
|
VI aree esclusivamente industriali
|
70 |
70 |
Anche in questo settore l'Unione Europea gioca un ruolo di impulso alle legislazioni nazionali tramite lo strumento della Direttiva. Negli ultimi anni in particolare ve ne sono state due, una già recepita dal nostro Paese; la direttiva 92/97/CEE del 10/11/1992, che modifica la direttiva 70/157/CEE, concernente il riavvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri relative al livello sonoro ammesso e al dispositivo di scappamento dei veicoli a motore, e la Direttiva 2000/14/CE dell'8/5/2000 sul riavvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri concernenti l'immissione acustica ambientale delle macchine e attrezzature destinate a funzionare all'aperto.
Altri strumenti giuridici importanti sono costituiti dal D.P.C.M. 1/3/1991 "limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell'ambiente esterno", dal D.P.R. 11/11/1997 n. 496 "regolamento recante norme per la riduzione dell'inquinamento acustico prodotto dagli aeromobili civili", dal D.P.R. 18/11/1998 n. 459 "regolamento recante norme di esecuzione dell'articolo 11 della legge 26/10/1995 n. 447, in materia di inquinamento acustico derivante da traffico ferroviario. Le tecniche di rilevamento e misurazione dell'inquinamento acustico sono regolamentate dal D.M. 16/3/1998. Per quanto riguarda gli ambienti confinati importanza riveste il D.P.C.M. 16/4/1999 n. 215 "regolamento recante norme per la determinazione dei requisiti acustici delle sorgenti sonore nei luoghi di intrattenimento danzante, di pubblico spettacolo e nei pubblici esercizi". Da segnalare infine il D.M. 20/5/1999 "criteri per la progettazione dei sistemi di monitoraggio per il controllo dei livelli di inquinamento acustico in prossimità degli aeroporti nonché criteri per la classificazione degli aeroporti in relazione al livello di inquinamento acustico", e il D.M. 3/12/1999 "procedure antirumore e zone di rispetto negli aeroporti".
Pressioni
I fattori di pressione riferiti all’inquinamento acustico sono molteplici e di non facile esame. Non esiste attività umana, infatti, che non contempli la trasformazione di energia meccanica in onde di pressione. Le norme internazionali (ISO) e quelle nazionali (UNI) considerano, quale parametro da determinare, la potenza sonora.
Le fonti del rumore possono essere divise in tre categorie:
· fonti da ambiente industriale
· fonti da traffico esterno
· vita umana
Tralasciando la terza di queste, le prime due assumono sempre maggiore importanza nelle società industrializzate.
Il principale polo industriale presente sul territorio della Provincia, la zona industriale in Val di Sangro, si estende su di una superficie piuttosto lontana da aree intensamente abitate, per cui la pressione che opera sui potenziali ricettori non sembra essere fonte di particolare disagio.
Considerazioni analoghe valgono anche per altre zone industriali della Regione, anche se quella di Chieti-Pescara sembra essere maggiormente integrata col tessuto urbano.
La fonte principale di rumore, o comunque quella che crea maggiori disagi alla popolazione, è probabilmente il traffico urbano, soprattutto nei centri maggiori della Provincia, quali la città Capoluogo, Vasto e Lanciano.
A tal proposito, si riportano i dati relativi ai flussi di mezzi, sia su gomma sia su rotaia, per 1000 abitanti in alcuni comuni della Provincia.
Fonte: A.R.T.A.
| COMUNE |
Flusso giornaliero di mezzi circolanti per 1000 abitanti |
Flusso giornaliero di mezzi pubblici su strada e rotaia per 1000 abitanti |
Flusso giornaliero di convogli ferroviari per 1000 abitanti |
| ARCHI |
381,03 |
8,47 |
2,54 |
| BUCCHIANICO |
630,98 |
2,24 |
0 |
| CARUNCHIO |
621,12 |
14,91 |
0 |
| CASOLI |
165,70 |
4,14 |
0,17 |
| CASTEL FRENTANO |
4.559,27 |
7,60 |
1,01 |
| CASTIGLIONE M. M. |
217,96 |
21,80 |
0 |
| COLLEDIMACINE |
304,05 |
43,92 |
0 |
| COLLEDIMEZZO |
1.642,04 |
0 |
Non rilevato |
| FURCI |
Non rilevato |
16,19 |
0 |
| GIULIANO TEATINO |
754,15 |
0 |
0 |
| GUILMI |
51,28 |
0 |
0 |
| LAMA DEI PELIGNI |
Non rilevato |
0 |
0 |
| LENTELLA |
255,43 |
14,05 |
0 |
| LETTOPALENA |
978,0 |
29,34 |
0 |
| POLLUTRI |
283,86 |
4,06 |
0 |
| RAPINO |
Non rilevato |
10,07 |
0 |
| SAN BUONO |
23,22 |
|
0 |
| SAN GIOVANNI TEATINO |
1.299,35 (per autostrada) |
Non disponibile |
Non disponibile |
| SAN VITO CHIETINO |
322,97 |
5,25 |
20,190 |
| SCERNI |
214,82 |
4,03 |
0 |
| SCHIAVI D’ABRUZZO |
34,67 |
6,93 |
0 |
| TARANTA PELIGNA |
229,89 |
9,58 |
0 |
| TORINO DI SANGRO |
Non rilevato |
6,39 |
28,74 |
| TORRICELLA PELIGNA |
Non rilevato |
0 |
0 |
| VACRI |
284,441 |
0 |
0 |
| VILLALFONSINA |
729,26 |
3,65 |
0 |
Altro indicatore di pressione è la densità del parco veicolare esistente in Provincia. Da fonti ISTAT del 2001 sono disponibili soltanto i dati dei comuni con popolazione superiore ai 30.000 abitanti, ossia Chieti, Lanciano e Vasto. Considerato che il numero di veicoli totale in queste tre città è pari a 72.513 unità e che la popolazione residente ammonta ad un totale di 379.471 (ISTAT 2001), la densità del parco veicolare (numero di veicoli per abitante) è pari a 0,19 veicoli per abitante. Questo dato è parziale, mancando nel computo i veicoli circolanti e registrati nei comuni con popolazione inferiore ai 30.000 residenti.
Inoltre, fra i fattori di pressione vi è la densità delle infrastrutture di trasporto per tipologia. Si possono individuare tre principali tipologie per tali infrastrutture: la rete stradale, la rete autostradale, la rete ferroviaria.
La prima, comprendendo soltanto le strade statali, ammonta a 612 Km (ai quali vanno aggiunti circa 1.618 Km di strade provinciali), la seconda a 62 Km, la terza a 128 Km, che si riassumono nella densità di infrastrutture di trasporto.
| |
Km/abitante |
| Strade statali |
0.00156 |
| Strade provinciali |
0.00415 |
| Autostrade |
0.000158 |
| Ferrovie |
0.000223 |
A ciò va aggiunto il traffico aereo. Parte del territorio provinciale infatti, è interessato dall’attività dell’Aeroporto d’Abruzzo, il quale ha assistito negli ultimi anni ad un costante aumento dei volumi di traffico.
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Movimenti |
Passeggeri |
| Dal 2001 al 2002 |
71 % |
93 % |
| Dal 2000 al 2001 |
16 % |
159 % |
| Dal 1999 al 2000 |
83 % |
180 % |
| Dal 1998 al 1999 |
81 % |
184 % |
| Dal 1997 al 1998 |
150 % |
306 % |
| Dal 1996 al 1997 |
185 % |
311 % |
A fronte di questi molteplici fattori di pressione, la Provincia di Chieti oppone una risposta fatta di monitoraggi presso alcune realtà, ma i poteri dell’Ente sono piuttosto limitati. L’Assessorato all’Ambiente e Territorio della Provincia di Chieti, in collaborazione col Consorzio Mario Negri Sud, ha effettuato dei monitoraggi in alcuni comuni del territorio (Lanciano, Chieti, Quadri), dai quali sono emersi valori di emissioni sonore complessivamente in linea con i limiti imposti dalla legge, con l’eccezione di un superamento dei limiti stessi, verificatosi lungo il principale asse viario che collega Chieti con Pescara.
La Legge quadro sull’inquinamento acustico demanda lo strumento più potente in materia di prevenzione e pianificazione ai comuni, obbligandoli ad attuare la “zonizzazione acustica” del territorio. Tramite la divisione dell’area comunale in sei classi di destinazione d’uso, si individuano le zone nelle quali è necessario rispettare dei limiti fissati. In sinergia col PRG, la zonizzazione costituisce una valida strategia di razionalizzazione dell’uso del territorio e di prevenzione. Soltanto due comuni hanno finora attuato un piano di questo genere, ovvero Fara Filiorum Petri e San Giovanni Teatino, che rappresentano una percentuale piuttosto bassa del totale dei comuni della Provincia, pari a circa il 2%.
Altri Enti coinvolti nella lotta all’inquinamento acustico sono le società di gestione della rete di trasporto. Sul territorio provinciale, ad esempio, l’Ente Ferrovie dello Stato ha approntato circa 1.300 metri di barriere fonoassorbenti (uno degli strumenti più usati nell’abbattimento del rumore, alla cui efficacia si contrappone però un non indifferente impatto ambientale di tipo visivo), distribuiti fra i comuni di Francavilla al Mare e Casalbordino, che coprono circa l’1% dell’intera rete distribuita sul territorio.
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