Due mesi fa avrei dovuto raggiungere Shanghai, da Roma Fiumicino, con un volo “Alitalia” . Purtroppo, però, lo stesso giorno della partenza, dopo alcune ore di estenuante attesa in aeroporto sono stato informato che il mio volo era stato cancellato.

Dopo un primo momento di rabbia mista a sconforto mi sono messo alla ricerca di una soluzione alternativa (dovevo assolutamente volare in Cina per non vedere sfumare mesi e mesi di duro lavoro!) e mi sono mosso per ottenere un adeguato risarcimento.
Secondo la “Carta dei Diritti del Passeggero” (l’insieme di norme valide a livello nazionale, comunitario ed internazionale “sulle forme di tutela rivendicabili oggi dal passeggero in caso di disservizi” redatte dall’Enac), avevo pienamente diritto ad una compensazione pecuniaria: la cancellazione del mio volo, infatti, non era dovuta a circostanze straordinarie (le condizioni meteo erano buone, non vi erano scioperi o problemi di sicurezza) e l’unico volo alternativo disponibile non era “in un orario prossimo a quello inizialmente previsto”.

Per lavoro, volo spesso e non è la prima volta che mi ritrovo a fare i conti con disservizi di vario genere. Dunque, ormai, conosco abbastanza bene i miei diritti e so come comportarmi per farli valere.

Il Regolamento Comunitario “n. 261/04” afferma che, “in caso di cancellazione del volo”, il passeggero ha diritto di scegliere tra:
– il rimborso “del prezzo del biglietto per la parte del viaggio non effettuata”;
– l’imbarco, il prima possibile, su “un volo alternativo in relazione all’operativo della compagnia aerea”;
– l’imbarco, in una data conveniente per il passeggero, su “un volo alternativo”.

Il passeggero, può contare anche su un’adeguata assistenza (comprendente, in relazione all’attesa, pasti e bevande, chiamate telefoniche, trasferimenti, eventuale sistemazione in albergo…) e su una compensazione pecuniaria.

L’ammontare del risarcimento varia a seconda della tipologia di tratta aerea (intracomunitaria o extracomunitaria) e del totale dei km che si sarebbero dovuti percorrere.
Avendo acquistato un biglietto per Shanghai, dunque, potevo contare sul rimborso massimo, pari a 600 € (il rimborso minimo previsto, per tratte inferiori ai 1500 km, è pari a 250 €).

Per ottenere un risarcimento pecuniario è necessario, per prima cosa rivolgersi al vettore aereo responsabile (nel mio caso,”Alitalia”) e presentare adeguata lettera di reclamo in base al “Regolamento 261/2004/CE”.
Quindi, dopo aver scaricato da internet il modulo di reclamo, l’ho debitamente compilato e l’ho inviato- con “Raccomanda A/R” – ad “Alitalia”.
Dopo un paio di settimane, il vettore mi ha informato di aver avviato la procedura di rimborso, ma non sempre le cose vanno così “lisce”. Per esperienza personale, so che il vettore talvolta non risponde (o, se lo fa, adduce motivazioni non esaustive). In questi casi, lascio trascorrere 6 settimane (come previsto dai regolamenti comunitari) e se non ho ottenuto alcun riscontro, presento reclamo ad uno di questi due enti:
– alle “Sedi Enac dell’aeroporto nazionale dove si è verificato il disservizio oppure dove il volo è atterrato per i disservizi occorsi in Paesi terzi”.
– agli organismi competenti responsabili “nel caso di disservizi occorsi invece in partenza da un Paese dell’Unione europea, dalla Norvegia, dalla Islanda e dalla Svizzera o per i voli in arrivo da Paesi terzi verso l’Unione europea (compresi Norvegia, Islanda e Svizzera)”.
L’ente interpellato, a questo punto, inizierà le procedure di accertamento al fine di individuare “eventuali violazioni commesse” e si occuperà di inviare al passeggero il risultato degli accertamenti effettuati.